Mi sono sentita piuttosto sconfortata negli ultimi mesi: mi ha amareggiata il fatto che non si riconoscesse il valore sociale delle biblioteche. A ottobre dello scorso anno c’è stato un momento in cui noi dovevamo rimanere chiusi ma le librerie erano aperte, in quanto il libro era stato definito “un bene essenziale”.
Questa situazione era inaccettabile: se il libro ha un valore economico è un bene essenziale, se invece è a disposizione di tutti in un luogo accessibile gratuitamente non lo è più? In quel periodo ho scritto una petizione e un paio di articoli per dei giornali; fortunatamente le nostre voci sono state ascoltate e da allora le biblioteche sono sempre rimaste aperte pur dovendo rispettare diversi protocolli a seconda dell’indice di contagio del territorio.
Vedo in questo luogo uno dei principali istituti di democrazia che abbiamo: la biblioteca è il luogo dove tutti hanno accesso alle informazioni, si abbattono le disuguaglianze, si favoriscono l’integrazione e altri processi come la parità di genere. È il luogo che può promuovere un cambiamento culturale e sociale all’interno della comunità. Tutto questo mi motiva a continuare nonostante le difficoltà.
